giovedì 21 gennaio 2016

Autosvezzamento: ecco perchè non vi propinerò le solite ricette di pappine ed omogeneizzati.


Sin dalla gravidanza tutti mi hanno detto che non vedevano l'ora di leggere sul blog le ricette delle pappine che avrei preparato per Samuele, mi spiace deludervi ma di pappine non ce ne saranno, perché? Perché ho intenzione di permettere al mio piccolino di autosvezzarsi.

Tranquilli non sono impazzita, l'autosvezzamento è una pratica con delle fondate basi scientifiche anche se ancora poco diffusa.

Ovviamente io non sono un medico ne una nutrizionista per cui in questo post posso solo raccontarvi tutto quello che so su questo argomento, il perché di questa scelta e magari incuriosirvi per farvi mettere alla ricerca di maggiori informazioni.



L'autosvezzamento si basa sul dato di fatto che i bambini, essendo per loro natura molto curiosi, guardano ed imitano i genitori in tutto, incluso il cibarsi.  

Per cui che fare? Semplice, bisogna metterli a tavola con noi e aspettare che da soli si approccino al cibo.

Detta così sembra semplicistica ma ecco come procedere.

Intanto bisogna constatare che il bambino sia pronto ad assumere cibi diversi dal latte, questo non avviene mai prima dei sei mesi, periodo in cui anche l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sconsiglia di introdurre alimenti solidi nell'alimentazione dei lattanti.

Dopodiché devono essere presenti i seguenti presupposti:

- il bambino è capace di stare seduto da solo;

- il bambino perde il riflesso di estrusione che fa sì che spinga fuori il cucchiaio con la lingua;

- il bambino mostra interesse per il cibo dei grandi;

- il bambino sa mostrare con i suoi gesti di avere fame o di essere sazio.

Allora quando il mio piccolo sarà pronto cosa farò???
Semplicemente metterò Samuele a tavola con noi, magari seduto sulle mie ginocchia, in modo che possa avere libero accesso al mio piatto e aspetterò che la sua curiosità lo spinga ad imitarmi e a prendere qualcosa dalla tavola con le sue manine.
A questo punto il gioco consisterà nel fargli assaggiare poco per volta i vari cibi per cui mostrerà interesse assecondando le sue richieste.

Può sembrare strana ma basta fidarsi, i bambini hanno una innata capacità di autoregolarsi, sanno capire cosa gli piace e cosa no e pian piano, senza fretta, passano da soli dal solo latte ad una alimentazione completa.

Quindi niente pappine o frullati, ovviamente non passeremo in un giorno dal latte ad un piatto di spaghetti ma sarà un processo lento e graduale, fatto di tantissimi assaggi che diverranno pian piano sempre più consistenti fino a trasformarsi, dopo qualche mese, in dei veri e propri pasti.

Ecco alcune cose che da sapere e che mi hanno incoraggiato in questa decisione:

- tutti i cibi che un bambino assaggia entro il primo anno di età sono alimenti verso cui rischia meno di sviluppare allergie;

- sempre a proposito di allergie, i cibi verso cui ci sono maggiori rischi sono quelli a cui sono allergici i genitori: è consigliabile per questo farli assaggiare proprio prima del compimento dell'anno, in piccole quantità e preferibilmente a pranzo così da avere il resto della giornata per vedere se tutto procede regolarmente;

- la memoria gustativa dei bambini si forma nei primi due anni di vita: è bene far provare in questo periodo la maggior parte di alimenti possibili, non si deve fare l'errore di proporre sempre le stesse cose ma bisogna invece variare la dieta il più possibile, questa è anche una buona spinta per le famiglie a migliorare le proprie abitudini alimentari;

- aiutare i piccoli a mangiare tagliuzzando il cibo ma non fare l'errore di triturarlo o frullarlo per paura che si soffochino: i bambini devono imparare a gestire il cibo in bocca e a masticarlo, questo è un errore che si fa spesso con lo svezzamento classico,   dopo mesi di brodi e pappine ad un tratto ad un anno mettiamo in mano ai nostri piccoli un biscotto o una fetta di pane e poi ci sciocchiamo se si affogano;

- non forzare i bambini a mangiare cibi che non gli piacciano o che inizialmente rifiutano: queste forzature fanno scattare delle reazioni negative che spesso sono la motivazione del perché molti ragazzini non mangiano determinati alimenti, la cosa migliore e provare a riproporli dopo qualche settimana;

- non costringere i piccoli ad usare il cucchiaio ma anzi lasciarli liberi di approcciarsi al cibo con le mani: il prendere tutto con le manine per poi portarlo alla bocca è il sistema che loro hanno per conoscere il mondo, rappresenta un gioco, un modo per mostrare il proprio interesse afferrando ciò che li attrae maggiormente ma soprattutto gli permette di capire la consistenza dei cibi, cosa che li aiuterà molto per imparare poi a gestirli in bocca.

Per oggi mi fermo qui ma sicuramente tornerò sull'argomento, intanto vorrei sapere voi cosa ne pensate, avete iniziato lo svezzamento dei vostri piccoli? Come state o avete intenzione di procedere? E che tipo di alimenti gli state proponendo?


A presto e un bacione.
 
 
 
 
Nota: le foto di questo post sono liberamente tratte da internet e non di mia produzione.
 






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